Famoso per la secessione (VI - V sec. a.C.) operata dalla plebe contro la politica aristocratica e sedata, secondo la leggenda, da Menenio Agrippa, l'Aventino pare avesse una collocazione popolare dato che al suo interno vi risiedevano popolazioni laziali. Quando il settore venne inglobato nel Pomerio (confine sacro della città di Roma), esso divenne socialmente sede prescelta del ceto patrizio. Nel Medio Evo tutta la zona venne insediata da ordini monastici e struttire fortificate e conservò successivamente inalterato il carattere popolare fino al 1930, quando iniziò ad assumere sempre più l'attuale fisionomia di quartiere residenziale. L'itinerario si muove nel Rione San Saba (Aventino Minore) ed in parte nel Rione Ripa (Aventino Maggiore). Le emergenze architettoniche sono costituite da San Sabina e dal complesso dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, in origine monastero benedettino connesso a Cluny e passato successivamente ai templari. San Sabina rispecchia nelle sue proporzioni il modello classico di basilica cristiana del V sec. Annesso alla chiesa è il convento fondato da San Domenico e dove insegnò San Tommaso d'Aquino. Si raggiunge Piazza San Prisca con omonima chiesa a struttura basilicale: la via intitolata alla Santa ci immette nel popolare quartiere di Testaccio. Istituito come rione nel 1921, il quartiere è delimitato dall'Aventino, dalle Mura Aureliane e dall'ansa del fiume Tevere. Questa collocazione vicino agli scali fluviali lo caratterizzò (nel II sec. a.C.) come zona mercantile dove vi sorsero l'Emporium e i magazzini. Nei secoli successivi il materiale di scarto dei cocci andò a comporre una collina di riporto (textae) da cui derivò il nome di tutta la zona.